Oggi vi racconto di un altro caso in cui l’Italia stabilisce un primato molto importante. In un momento storico come questo, in cui si cerca di tutelare il nostro sempre più inquinato pianeta, da due giovani ricercatori italiani nasce la rivoluzionaria bioplastica sostenibile.

La bioplastica sostenibile prende vita dalle rimanenze di alcune piante, tra cui quelle di canapa, delle aziende agricole che vengono unite all’Acido polilattico (PLA), la bioplastica più comune.

L’idea dei due ricercatori, Giovanni Milazzo e Antonio Caruso, fondatori di Kanèsis, parte dal desiderio di valorizzare gli scarti di filiera.

In linea con i principi fondamentali dell’economia circolare, l’obiettivo finale è riuscire a sostituire i materiali petrolchimici con composti di origine vegetale e diffondere un nuovo modo di concepire la plastica.

HempBioPlastic (HBP) è una bioplastica composta da PLA, che deriva da risorse biologiche rinnovabili come l’amido di mais, la canna da zucchero e il canapulo (la parte interna dello stelo della pianta di canapa).

Queste componenti rendono HempBioPlastic più leggera e più resistente rispetto alle bioplastiche comunemente utilizzata.

A differenza delle soluzioni spesso applicate, alla fine del processo di bio degradazione del materiale, le micro-polveri non rilasciano alcun residuo in mare.

Giovanni e Antonio progettano e realizzano materiali termoplastici in base a quale materiale di origine petrolchimica voglia essere sostituito, verificando la fattibilità di un composito equivalente di origine naturale.

Il progetto di questi ragazzi è la dimostrazione di come la pianta di canapa possa essere utilizzata interamente, senza sprechi, e di come riesca inevitabilmente a migliorare la qualità della nostra vita.